CATERINA SEGURANA: EROINA NIZZARDA
(testo tratto dal libro "Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni")
Quando
si pensa ad un eroe nizzardo oggi, il pensiero corre subito a
Giuseppe Garibaldi. E' lui l’eroe nizzardo per antonomasia; spesso
è chiamato il Nizzardo e basta. Ma prima di Garibaldi? Prima di
Garibaldi l’eroismo nizzardo era incarnato da una donna, Caterina
Segurana, molto famosa non solo a Nizza, com’è ovvio, ma in tutta
l’Italia, e che sovente, assieme ad altri personaggi, è stata
presa a paradigma del valore italiano in alcuni scritti dello stesso
Garibaldi.
Che
cosa ha fatto Caterina Segurana per avere tale onore? I fatti che la
portarono agli onori della storia risalgono al 1543, quando Nizza era
assediata dai francesi e dai turchi loro alleati.
Nel
XVI secolo le guerre tra il Regno di Francia e l’Impero avevano
insanguinato l’intera Europa e ridotto letteralmente a pezzetti il
Ducato di Savoia, che in quel periodo raggiunse il punto più basso
della propria storia. Il duca di allora, Carlo II il Buono, nato nel
1486 e morto a Vercelli nel 1553 dopo quarantanove anni sul trono
ducale, era zio del re di Francia Francesco I e cognato
dell’imperatore Carlo V. Una posizione non certo facile, la sua;
nella lotta egli scelse l’alleanza con il potente cognato, cosa che
non gli portò fortuna, tanto che nel 1535, dopo aver perso anche
Ginevra ed il paese di Vaud, i territori di cui era signore si erano
ridotti praticamente alle sole Nizza e Vercelli. Sarebbe potuta
andare ancor peggio se papa Paolo III non si fosse messo a fare da
paciere tra i contendenti, cosicché dopo laboriosissime trattative,
il 18 giugno 1538 venne sancita, proprio a Nizza, una tregua
decennale, che lasciava al duca di Savoia il possesso di Nizza,
Vercelli, Ivrea, Aosta, Cuneo, Fossano, Asti e Ceva (questi ultimi
due territori gli erano stati donati da Carlo V nel 1530). La tregua,
però, non durò il tempo stabilito e dopo cinque anni il conflitto
riprese più violento di prima.

Carlo Silvano (a sx) e Achille Ragazzoni in occasione di un incontro
svoltosi a Bolzano (28 settembre 2013) per ricordare Caterina Segurana.
Il
re di Francia, che si fregiava dell’epiteto di “cristianissimo”,
non ebbe alcuna difficoltà ad allearsi con il sultano So-limano II,
il quale gli mise a disposizione la sua formidabile flotta, comandata
dal valorosissimo ammiraglio Kair-ed-Din Barbarossa. Proprio il
possesso di questa flotta convinse Francesco I che presto Nizza
(dove uno sbarco francese era fallito il 16 giugno 1543) sarebbe
stata presa.
La
potente flotta turca giunse nelle acque liguri i primi di agosto del
1543: Nizza era difesa da sei compagnie di archibugieri, 300
miliziani, e dalla guarnigione del Castello, mentre tutti gli
individui validi, donne e ragazzi compresi, si appre-stavano ad
aiutare in ogni maniera i militari; gli invalidi e gli anziani,
invece, erano già stati fatti evacuare e avevano rag-giunto il
territorio della Repubblica di Genova.
Mentre
Nizza era assediata da francesi, turchi, provenzali e fuoriusciti
italiani antimperiali, il 5 agosto i francesi intimarono da
Villafranca la resa alla città, riuscendo ad ottenere solo un netto
rifiuto da parte del governatore, il savoiardo Andrea Odinet di
Montfort.
I
turchi piazzarono le loro artiglierie in alcuni punti strategici
(collina di Cimella, Monborone, Monte Grosso) ed affrontarono i
nizzardi in alcune scaramucce finché, l’11 agosto, la città venne
cinta d’assedio anche dalla parte del Varo e rimase quindi stretta
in un’inesorabile morsa.
Ancora
una volta a Nizza fu chiesta la resa: l’intimazione fu portata dal
fuoriuscito Benedetto Grimaldi Oliva e per una volta si fece
eccezione al noto proverbio che vuole l’ambasciatore non portare
pena ("Embassatour non pourta pena", in nizzardo);
il Grimaldi Oliva, infatti, suddito sabaudo (e considerato per
questo un rinnegato) venne catturato e giustiziato in maniera
orribile, come allora si usava fare con i traditori della Patria:
flagellato, strangolato e appeso per un piede alle mura.
Nizza
venne bombardata per tre giorni di seguito, ma con risultati
piuttosto scarsi, tanto che i franco-turchi decisero di sferrare
l’attacco finale il 15 agosto. Al mattino della fatidica giornata
la città fu bombardata dal mare per quattro ore di seguito, per cui
si formò un’ampia breccia nelle mura dalla porta Pairoliera o di
San Sebastiano fino oltre la torre pentagonale di Sincaire. E fu
proprio in questo punto che gli assedianti tentarono di sfondare,
trovando però una resistenza oltremodo accanita. Molti maggiorenti
nizzardi, che si battevano alla testa del popolo, caddero in
combattimento. Per travolgere definitivamente la difesa della città,
Barbarossa scagliò nella mischia i suoi Giannizzeri, corpo scelto
formato da abili e feroci combattenti, ma nemmeno loro riuscirono a
sfondare e alla fine gli assedianti si dovettero ritirare lasciando
in mano ai nizzardi tre bandiere, di cui una turca. La flotta si
ritirò un po’ più al largo continuando a bombardare la già
martoriata città: 975 furono i proiettili di cannone che colpirono
Nizza in quella giornata. Era il giorno dedicato alla Vergine
Assunta, alla quale fu attribuito il successo ed in seguito sarebbe
stata edificata una cappella presso la torre Sincaire.

Con
la precedente ricostruzione degli avvenimenti concordano tutti gli
storici. Non tutti sono d’accordo, invece, sulla storicità della
figura di Caterina Segurana, che entrò in scena nel momento più
critico del combattimento, proprio quando un turco riuscì a piantare
la propria bandiera in cima alla breccia.
Poteva
essere l’inizio della fine, quando una brutta popolana, Donna
Maufaccia (ossia “Malfatta”), buttò giù dalla breccia il turco
e, impossessatasi della bandiera, indirizzò un osceno gesto di
scherno agli assalitori. Il fatto avrebbe dato ai difensori della
città la forza di respingere il nemico. In seguito Donna Maufaccia
avrebbe avuto un nome e un cognome, Caterina Segurana appunto, di
mestiere lavandaia. L’episodio, che ispirerà molti poeti,
scrittori, pittori e artisti, non solo nizzardi, si arricchirà di
ulteriori particolari, come ad esempio quello della paletta da
lavandaia brandita come arma e del grido “Viva
Savoia!”, lanciato dall’intrepida
popolana.
Storica
o leggendaria che sia, la figura di Caterina Segurana fu considerata
assolutamente reale per alcuni secoli: già in tempi piuttosto
antichi le venne eretto un busto commemorativo che fu posto in una
nicchia presso la porta di San Sebastiano.
I
primi dubbi sulla reale esistenza della donna, che poi crebbero fino
a spingere qualcuno a negarne totalmente l’esistenza, avevano
motivazioni più politiche che storiografiche e sorsero a Nizza in
coincidenza della nascita di un partito per l’annessione della
città alla Francia: in fondo Donna Maufaccia aveva combattuto contro
quei francesi che, in numerose occasioni, non avevano lasciato nella
città rivierasca il miglior ricordo di sé.
Per
dire quanto la passione pro o contro Caterina Segurana giunse a
dividere i nizzardi nelle loro stesse famiglie, basterà ricordare
che uno dei più strenui difensori della storicità di Caterina
Segurana fu Eugenio Emanuel, mentre suo figlio Vit-torio ce la
metterà tutta, pochi decenni dopo, per cercare di di-struggerne il
mito, scrivendo parole di fuoco addirittura contro l’opera paterna,
cosa che scandalizzerà i vecchi nizzardi!
La
mancanza di documenti che si riferiscono alla Segurana ed il fatto
che Luigi Durante, uno storico che certamente non può essere preso a
modello di precisione, abbia citato come riferito alla Segurana uno
scritto coevo di Giovanni Badat che non la menziona neppure,
sono i due punti di forza dei negatori dell’esistenza di Caterina
Segurana.
Circa
la mancanza del suo nome in documenti ufficiali, gioverà ricordare
che i più antichi registri di stato civile della Contea di Nizza,
peraltro largamente incompleti a causa delle distruzioni avvenute
soprattutto per eventi bellici, risalgono al 1564, e quindi da essi
non si potrebbe ricavare alcuna pezza d’appoggio ad una tesi
piuttosto che ad un’altra.
In
ogni caso, la tradizione di Caterina Segurana è sicura-mente molto
antica: Giuseppe Bres, infaticabile topo d’archivio e come
precisione esattamente agli antipodi del già ricordato Durante,
rinvenne dei documenti che farebbero risalire il busto dell’eroina
già al XVI secolo; un documento del 27 febbraio 1675, inoltre,
riferisce di un Antonio Segurano “della famiglia di Donna
Maufacchia”.
E
Onorato Pastorelli, nato nel 1560, parla del fatto come autentico e
con dovizia di particolari in una sua orazione commemorativa edita
nel 1608. A quell’epoca egli era una persona autorevole, essendo
primo magistrato di Nizza; è pure presumibile che fosse ancora in
vita qualche testimone dell’episodio. Del fatto riferisce pure
Antonio Fighiera in uno scritto del 1634, e il più grande storico di
Nizza in senso assoluto, Pietro Gioffredo, nato nel 1625, attribuisce
all’episodio una patente di autenticità.
Ma,
alla fine, che importanza ha la reale esistenza (io la ritengo tale)
o meno di "tale Segurana Caterina di professione lavandaia"?
Neppure Muzio Scevola e Orazio Coclite sono probabilmente mai
esistiti in quanto tali (Georges Dumézil ha scritto che sono
storicizzazioni, dovute alla mentalità “positiva” dei romani,
di temi mitologici provenienti dalla più remota antichità
indoeuropea), ma pure è esistito - eccome - il valore guerriero
romano! Nel XIX secolo Emilio Bossi, un uomo politico ticinese noto
con lo pseudonimo di Milesbo, in-trepido difensore dell’italianità
del Ticino contro gli striscianti tentativi di germanizzazione
promossi da Berna (sua la frase: “Che siamo, noi Ticinesi, se
non Italiani di ieri e, forse, di domani?”), scrisse un libro
intitolato “Gesù Cristo non è mai esistito!”. A leggerlo
acriticamente sembrerebbe quasi con-vincente ma, seppure avesse avuto
ragione, non esiste forse da duemila anni il cristianesimo, la cui
dottrina ha avuto non pochi martiri e che ora ha centinaia di
milioni di fedeli in tutto il mondo? E, per tornare al nostro tema,
se anche non ci fosse mai stata una Caterina Segurana, non è forse
vero che il 15 agosto 1543 il popolo di Nizza riuscì a respingere
gli invasori francesi e turchi?
Lo
storico, a mio avviso, non deve farsi prendere dal feticismo dei
documenti scritti e protocollati, ma deve dare anche un certo
credito, pur con beneficio d’inventario, alla tradizione orale,
soprattutto là dove i documenti non esistono o, peggio, non si
riescono a interpretare.
Ma
cosa successe dopo quel fatidico 15 agosto 1543? La città, molto
provata, si arrese ai francesi qualche giorno dopo, il 23 agosto: le
truppe combattenti si asserragliarono nel Castello e i turchi
rimasero a Villafranca. Il 28 agosto iniziò l’assedio del
Castello, che venne bombardato ininterrottamente fino al 5 settembre.
A quel punto gli assedianti, avendo appreso che forze imperiali si
stavano muovendo in soccorso della città, si ritirarono ma, in
spregio alle condizioni di resa, saccheggiarono e incendiarono
Nizza. Barbarossa portò con sé molti giovani prigionieri, tra cui
parecchie ragazze, ma questi ebbero la fortuna di essere intercettati
da alcune navi napoletane che li liberarono e li riportarono a casa.
Il 9
settembre 1543 le truppe sabaudo-imperiali rag-giunsero Nizza. Per
ricordare l’assedio, il duca Carlo fece coniare una moneta
commemorativa in oro e argento. Oltre un anno dopo, finalmente, con
la pace di Crespy (15 ottobre 1544), Francesco I rinuncerà ad ogni
pretesa sulla Contea di Nizza, territorio che dal 1388 era rimasto
sempre fedele a Casa Savoia. Una fedeltà che nel 1860 verrà assai
mal ripagata…
Vorrei
poi accennare, senza alcuna pretesa di completezza, ad alcune opere
letterarie dedicate a Caterina Segurana; mi limito solo a quelle che
conosco direttamente (se qualche lettore fosse a conoscenza di altre
opere, così come di Caterina Segurana soggetto nelle arti
figurative, lo ringrazio sin da ora per eventuali segnalazioni che
entreranno in future edizioni ampliate di questo saggio). Caterina
Segurana viene nominata in poesie in lingua italiana di autori
nizzardi dell’Ottocento (Luigi Andrioli, Francesco Barberis,
Giuseppe Bianchi), da cui si evince che la lavandaia era considerata
il simbolo del valore e del patriottismo nizzardo per antonomasia.
Luigi Andrioli
dedicò alla Segurana un intero poema in lingua italiana, pubblicato
in prima edizione a Nizza nel 1806 e in seconda edizione -
accresciuta di note e documenti - a Torino nel 1827. Militare di
carriera nell’esercito sardo, si può bene immaginare quali fossero
i sentimenti che lo spinsero a scrivere.
Opera
postuma, anch’essa ricolma di spirito patriottico, quella dello
scrittore bilingue (italiano e francese) Giuseppe Dabray,
intitolata “Montfort et Ségurane au siége de Nice ou le
triomphe des femmes”. Il poema venne pubblicato nel 1876 a cura
del figlio Serafino. L’autore fu molto prolifico sia in francese
che in italiano, e tradusse anche il Tasso e l’Ariosto in francese.
Giovanni
Battista Toselli, illustre storico nizzardo, pubblicò,
rispettivamente nel 1879 e nel 1880, un melodramma in due parti,
destinato a raccogliere fondi per l’erezione di un monumento
all’eroina nizzarda, e un dramma storico in cinque atti e dieci
quadri, ambedue dal titolo “Catherine Sègurane ou le siége de
Nice en 1543”. Il Toselli, di sentimenti italianissimi, scrisse
per lo più in francese, nella speranza - ahimè quasi sempre vana -
che i nuovi concittadini, venuti sempre più nu-merosi d’Oltrevaro,
prendessero confidenza con le tradizioni e la storia della città e
potessero così amarle e comprenderle.
Tommaso
Bensa scrisse in francese un poema epico dedicato alla Segurana, che
fu parzialmente pubblicato dal 1898 sulla rivista "Nice
Historique".
Un
francese che dimostrò una certa sensibilità fu lo scrittore e
regista Charles Roger Dessort, che nel 1932 pubblicò un romanzo
sulla Segurana, significativamente dedicato al reduce garibaldino
(del 1870) Menica (Francesco Domenico) Ron-delly, fondatore del
"Comitato delle Tradizioni Nizzarde" e au-tore
dell’inno della città “Nissa la Bella”.
Dimostra
di conoscere assai bene la storia nizzarda anche la scrittrice
Géraldine, che in seconda edizione, nel 1937, pubblica il romanzo
protofemminista “Une amazone - Catherine Ségurane”, la
cui prima edizione dovrebbe risalire al 1932 - 1933. Non sono
riuscito a risalire al vero nome della scrittrice, che comunque non
doveva essere nizzarda.
Un
altro melodramma (testo di Jacques Barjac, musica di Mario Messmer)
dedicato alla Segurana, in tre atti, esce nel 1966 ed è fortemente
intriso di spirito particolarista nizzardo; s’intuisce che l’autore
del testo vorrebbe comunque inviare un certo segnale “politico”.
Un
altro romanzo storico, dovuto alla penna di Françoise Scoffier,
viene pubblicato a Nizza nel 1999. Numerose poi sono le poesie e gli
scritti d’occasione in nizzardo, francese ed italiano; il solo
elencarli tutti finirebbe col mettere a dura pro-va la pazienza del
lettore.
Senza
voler accettare in tutto e per tutto grossolane semplificazioni (la
storia di Nizza è tutt’altro che semplice, così come quella di
gran parte delle terre di confine), si può dire che Caterina
Segurana sia stata disprezzata dai nizzardi infranciosati ed amata
dai particolaristi nizzardi e dai nizzardi italofili, e talvolta è
stata usata anche come simbolo politico.
A
Nizza, poi, è meraviglioso il corteo del carnevale: chi ha avuto il
piacere di vederlo una volta, non lo dimentica più. Lasciò il segno
il corteo del 1875, che vide la vittoria del carro raffigurante
Caterina Segurana e l’episodio che la vide protagonista. La folla
andò in visibilio per questo carro, che ottenne il primo premio,
mentre i francofili masticarono amaro e, poco tempo dopo, iniziò una
battaglia politica e una campagna diffamatoria contro i
“separatisti”, ovviamente ispiratori del carro, che costrinse
quasi tutti i nizzardi italofili che facevano parte del comitato per
i festeggiamenti carnevaleschi a rassegnare le dimissioni: Caterina
perse, questa volta, la battaglia contro i francesi…
Nel
1914 l’allora sindaco di Nizza, dimostrando un’ignoranza storica
senza pari, trasformò la Segurana in simbolo… antitedesco
confondendo il Barbarossa ottomano con l’imperatore Barbarossa!
Nel
2000 uscì, con lo pseudonimo di Catherine Ségurane, un pamphlet
politico dal titolo “Nice l’Aigle déplumé”, il cui
autore è tuttora sconosciuto. Il libro, scritto tra l’ironico e il
satirico, denuncia il malessere della città, che si vede sempre più
colpita nella propria anima. L’eliminazione dalla vita po-litica di
Jacques Médecin, sindaco figlio di un altro grande sindaco, Jouan,
evidenziò la debolezza della nizzardità nei confronti di Parigi. I
Médecin erano tutt’altro che italofili, ma sapevano difendere
molto bene il particolarismo nizzardo. Una leggenda metropolitana
(leggenda fino ad un certo punto…) vuole che non potesse diventare
assessore municipale chi non fosse discendente di nizzardi
pre-annessione e che le riunioni di giunta si svolgessero in
nizzardo… Sta di fatto che oggi il centro storico di Nizza è
abitato prevalentemente da nizzardi, e non dalla variopinta umanità
proveniente da tutti gli angoli del globo, che caratterizza, per
esempio, il centro storico di Genova…
Il
pamphlet della Segurana moderna aveva dato voce al disagio nizzardo e
non rimase senza seguito: dopo la sua pubblicazione iniziarono a
costituirsi gruppi politici decisamente antifrancesi, tra cui vale la
pena di ricordare, almeno, la “Lega per la Restaurazione delle
Libertà Nizzarde” (LRLN), distintasi negli ultimi anni anche
per un’attività culturale ed editoriale di ottimo livello,
pubblicando i suoi testi presso la medesima casa editrice che aveva
pubblicato il pamphlet della Segurana.
Recentemente
la Segurana è stata rivalutata come simbolo antislamico da un
gruppuscolo dell’estrema destra francese che opera a Nizza: questi
peggiori figli del peggior sciovinismo gallico dimenticano (o fanno
finta di dimenticare) che Catarina, come si dice in nizzardo,
combatté contro i turchi alleati dei francesi, non contro l’Islam!
Se
andate a Nizza, proprio di fronte alla chiesa di Sant’Agostino,
ove fu battezzato Garibaldi, potrete vedere, su quello che resta
dell’antico bastione Sincaire, la stele commemorativa eretta nel
1923 a Caterina Segurana con le iscrizioni in nizzardo, mentre nel
centro storico di Nizza, nella vecchia Via Dritta, una palla di
cannone sporge da un muro, ed una scritta in nizzardo ricorda che
(per un italiano non c’è bisogno di traduzione) si tratta di un:
BOULET
TIRAT PER LA FLOTA TURCA EN 1543 A L’ASSEDI DE NISSA DOUN SI
DESTINGUET CATARINA SEGURANA L’EROUINA NISSARDA.
A
Roma a Caterina Segurana è dedicata una via e, se non sbaglio, anche
la scuola elementare che in quella via ha sede. Non facciamo morire
il ricordo dell’umile lavandaia che salvò la propria città
mostrando coraggio e valore degni del più illustre guerriero.
ACHILLE RAGAZZONI
Note: