mercoledì 9 ottobre 2013

Caterina Segurana, eroina nizzarda, di Achille Ragazzoni

CATERINA SEGURANA: EROINA NIZZARDA
(testo tratto dal libro "Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni")

Quando si pensa ad un eroe nizzardo oggi, il pensiero corre subito a Giuseppe Garibaldi. E' lui l’eroe nizzardo per antonomasia; spesso è chiamato il Nizzardo e basta. Ma prima di Garibaldi? Prima di Garibaldi l’eroismo nizzardo era incarnato da una donna, Caterina Segurana, molto famosa non solo a Nizza, com’è ovvio, ma in tutta l’Italia, e che sovente, assieme ad altri personaggi, è stata presa a paradigma del valore italiano in alcuni scritti dello stesso Garibaldi.
Che cosa ha fatto Caterina Segurana per avere tale onore? I fatti che la portarono agli onori della storia risalgono al 1543, quando Nizza era assediata dai francesi e dai turchi loro alleati.
Nel XVI secolo le guerre tra il Regno di Francia e l’Impero avevano insanguinato l’intera Europa e ridotto letteralmente a pezzetti il Ducato di Savoia, che in quel periodo raggiunse il punto più basso della propria storia. Il duca di allora, Carlo II il Buono, nato nel 1486 e morto a Vercelli nel 1553 dopo quarantanove anni sul trono ducale, era zio del re di Francia Francesco I e cognato dell’imperatore Carlo V. Una posizione non certo facile, la sua; nella lotta egli scelse l’alleanza con il potente cognato, cosa che non gli portò fortuna, tanto che nel 1535, dopo aver perso anche Ginevra ed il paese di Vaud, i territori di cui era signore si erano ridotti praticamente alle sole Nizza e Vercelli. Sarebbe potuta andare ancor peggio se papa Paolo III non si fosse messo a fare da paciere tra i contendenti, cosicché dopo laboriosissime trattative, il 18 giugno 1538 venne sancita, proprio a Nizza, una tregua decennale, che lasciava al duca di Savoia il possesso di Nizza, Vercelli, Ivrea, Aosta, Cuneo, Fossano, Asti e Ceva (questi ultimi due territori gli erano stati donati da Carlo V nel 1530). La tregua, però, non durò il tempo stabilito e dopo cinque anni il conflitto riprese più violento di prima.
Carlo Silvano (a sx) e Achille Ragazzoni in occasione di un incontro 
svoltosi a Bolzano (28 settembre 2013) per ricordare Caterina Segurana.

Il re di Francia, che si fregiava dell’epiteto di “cristianissimo”, non ebbe alcuna difficoltà ad allearsi con il sultano So-limano II, il quale gli mise a disposizione la sua formidabile flotta, comandata dal valorosissimo ammiraglio Kair-ed-Din Barbarossa. Proprio il possesso di questa flotta convinse Francesco I che presto Nizza (dove uno sbarco francese era fallito il 16 giugno 1543) sarebbe stata presa.
La potente flotta turca giunse nelle acque liguri i primi di agosto del 1543: Nizza era difesa da sei compagnie di archibugieri, 300 miliziani, e dalla guarnigione del Castello, mentre tutti gli individui validi, donne e ragazzi compresi, si appre-stavano ad aiutare in ogni maniera i militari; gli invalidi e gli anziani, invece, erano già stati fatti evacuare e avevano rag-giunto il territorio della Repubblica di Genova.
Mentre Nizza era assediata da francesi, turchi, provenzali e fuoriusciti italiani antimperiali, il 5 agosto i francesi intimarono da Villafranca la resa alla città, riuscendo ad ottenere solo un netto rifiuto da parte del governatore, il savoiardo Andrea Odinet di Montfort.
I turchi piazzarono le loro artiglierie in alcuni punti strategici (collina di Cimella, Monborone, Monte Grosso) ed affrontarono i nizzardi in alcune scaramucce finché, l’11 agosto, la città venne cinta d’assedio anche dalla parte del Varo e rimase quindi stretta in un’inesorabile morsa.
Ancora una volta a Nizza fu chiesta la resa: l’intimazione fu portata dal fuoriuscito Benedetto Grimaldi Oliva e per una volta si fece eccezione al noto proverbio che vuole l’ambasciatore non portare pena ("Embassatour non pourta pena", in nizzardo); il Grimaldi Oliva, infatti, suddito sabaudo (e considerato per questo un rinnegato) venne catturato e giustiziato in maniera orribile, come allora si usava fare con i traditori della Patria: flagellato, strangolato e appeso per un piede alle mura.
Nizza venne bombardata per tre giorni di seguito, ma con risultati piuttosto scarsi, tanto che i franco-turchi decisero di sferrare l’attacco finale il 15 agosto. Al mattino della fatidica giornata la città fu bombardata dal mare per quattro ore di seguito, per cui si formò un’ampia breccia nelle mura dalla porta Pairoliera o di San Sebastiano fino oltre la torre pentagonale di Sincaire. E fu proprio in questo punto che gli assedianti tentarono di sfondare, trovando però una resistenza oltremodo accanita. Molti maggiorenti nizzardi, che si battevano alla testa del popolo, caddero in combattimento. Per travolgere definitivamente la difesa della città, Barbarossa scagliò nella mischia i suoi Giannizzeri, corpo scelto formato da abili e feroci combattenti, ma nemmeno loro riuscirono a sfondare e alla fine gli assedianti si dovettero ritirare lasciando in mano ai nizzardi tre bandiere, di cui una turca. La flotta si ritirò un po’ più al largo continuando a bombardare la già martoriata città: 975 furono i proiettili di cannone che colpirono Nizza in quella giornata. Era il giorno dedicato alla Vergine Assunta, alla quale fu attribuito il successo ed in seguito sarebbe stata edificata una cappella presso la torre Sincaire.


Con la precedente ricostruzione degli avvenimenti concordano tutti gli storici. Non tutti sono d’accordo, invece, sulla storicità della figura di Caterina Segurana, che entrò in scena nel momento più critico del combattimento, proprio quando un turco riuscì a piantare la propria bandiera in cima alla breccia.
Poteva essere l’inizio della fine, quando una brutta popolana, Donna Maufaccia (ossia “Malfatta”), buttò giù dalla breccia il turco e, impossessatasi della bandiera, indirizzò un osceno gesto di scherno agli assalitori. Il fatto avrebbe dato ai difensori della città la forza di respingere il nemico. In seguito Donna Maufaccia avrebbe avuto un nome e un cognome, Caterina Segurana appunto, di mestiere lavandaia. L’episodio, che ispirerà molti poeti, scrittori, pittori e artisti, non solo nizzardi, si arricchirà di ulteriori particolari, come ad esempio quello della paletta da lavandaia brandita come arma e del grido “Viva Savoia!”, lanciato dall’intrepida popolana.
Storica o leggendaria che sia, la figura di Caterina Segurana fu considerata assolutamente reale per alcuni secoli: già in tempi piuttosto antichi le venne eretto un busto commemorativo che fu posto in una nicchia presso la porta di San Sebastiano.
I primi dubbi sulla reale esistenza della donna, che poi crebbero fino a spingere qualcuno a negarne totalmente l’esistenza, avevano motivazioni più politiche che storiografiche e sorsero a Nizza in coincidenza della nascita di un partito per l’annessione della città alla Francia: in fondo Donna Maufaccia aveva combattuto contro quei francesi che, in numerose occasioni, non avevano lasciato nella città rivierasca il miglior ricordo di sé.
Per dire quanto la passione pro o contro Caterina Segurana giunse a dividere i nizzardi nelle loro stesse famiglie, basterà ricordare che uno dei più strenui difensori della storicità di Caterina Segurana fu Eugenio Emanuel, mentre suo figlio Vit-torio ce la metterà tutta, pochi decenni dopo, per cercare di di-struggerne il mito, scrivendo parole di fuoco addirittura contro l’opera paterna, cosa che scandalizzerà i vecchi nizzardi!
La mancanza di documenti che si riferiscono alla Segurana ed il fatto che Luigi Durante, uno storico che certamente non può essere preso a modello di precisione, abbia citato come riferito alla Segurana uno scritto coevo di Giovanni Badat che non la menziona neppure1, sono i due punti di forza dei negatori dell’esistenza di Caterina Segurana.
Circa la mancanza del suo nome in documenti ufficiali, gioverà ricordare che i più antichi registri di stato civile della Contea di Nizza, peraltro largamente incompleti a causa delle distruzioni avvenute soprattutto per eventi bellici, risalgono al 1564, e quindi da essi non si potrebbe ricavare alcuna pezza d’appoggio ad una tesi piuttosto che ad un’altra.

In ogni caso, la tradizione di Caterina Segurana è sicura-mente molto antica: Giuseppe Bres, infaticabile topo d’archivio e come precisione esattamente agli antipodi del già ricordato Durante, rinvenne dei documenti che farebbero risalire il busto dell’eroina già al XVI secolo; un documento del 27 febbraio 1675, inoltre, riferisce di un Antonio Segurano “della famiglia di Donna Maufacchia”.
E Onorato Pastorelli, nato nel 1560, parla del fatto come autentico e con dovizia di particolari in una sua orazione commemorativa edita nel 1608. A quell’epoca egli era una persona autorevole, essendo primo magistrato di Nizza; è pure presumibile che fosse ancora in vita qualche testimone dell’episodio. Del fatto riferisce pure Antonio Fighiera in uno scritto del 1634, e il più grande storico di Nizza in senso assoluto, Pietro Gioffredo, nato nel 1625, attribuisce all’episodio una patente di autenticità.
Ma, alla fine, che importanza ha la reale esistenza (io la ritengo tale) o meno di "tale Segurana Caterina di professione lavandaia"? Neppure Muzio Scevola e Orazio Coclite sono probabilmente mai esistiti in quanto tali (Georges Dumézil ha scritto che sono storicizzazioni, dovute alla mentalità “positiva” dei romani, di temi mitologici provenienti dalla più remota antichità indoeuropea), ma pure è esistito - eccome - il valore guerriero romano! Nel XIX secolo Emilio Bossi, un uomo politico ticinese noto con lo pseudonimo di Milesbo, in-trepido difensore dell’italianità del Ticino contro gli striscianti tentativi di germanizzazione promossi da Berna (sua la frase: “Che siamo, noi Ticinesi, se non Italiani di ieri e, forse, di domani?”), scrisse un libro intitolato “Gesù Cristo non è mai esistito!”. A leggerlo acriticamente sembrerebbe quasi con-vincente ma, seppure avesse avuto ragione, non esiste forse da duemila anni il cristianesimo, la cui dottrina ha avuto non pochi martiri e che ora ha centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo? E, per tornare al nostro tema, se anche non ci fosse mai stata una Caterina Segurana, non è forse vero che il 15 agosto 1543 il popolo di Nizza riuscì a respingere gli invasori francesi e turchi?
Lo storico, a mio avviso, non deve farsi prendere dal feticismo dei documenti scritti e protocollati, ma deve dare anche un certo credito, pur con beneficio d’inventario, alla tradizione orale, soprattutto là dove i documenti non esistono o, peggio, non si riescono a interpretare.
Ma cosa successe dopo quel fatidico 15 agosto 1543? La città, molto provata, si arrese ai francesi qualche giorno dopo, il 23 agosto: le truppe combattenti si asserragliarono nel Castello e i turchi rimasero a Villafranca. Il 28 agosto iniziò l’assedio del Castello, che venne bombardato ininterrottamente fino al 5 settembre. A quel punto gli assedianti, avendo appreso che forze imperiali si stavano muovendo in soccorso della città, si ritirarono ma, in spregio alle condizioni di resa, saccheggiarono e incendiarono Nizza. Barbarossa portò con sé molti giovani prigionieri, tra cui parecchie ragazze, ma questi ebbero la fortuna di essere intercettati da alcune navi napoletane che li liberarono e li riportarono a casa.
Il 9 settembre 1543 le truppe sabaudo-imperiali rag-giunsero Nizza. Per ricordare l’assedio, il duca Carlo fece coniare una moneta commemorativa in oro e argento. Oltre un anno dopo, finalmente, con la pace di Crespy (15 ottobre 1544), Francesco I rinuncerà ad ogni pretesa sulla Contea di Nizza, territorio che dal 1388 era rimasto sempre fedele a Casa Savoia. Una fedeltà che nel 1860 verrà assai mal ripagata…
Vorrei poi accennare, senza alcuna pretesa di completezza, ad alcune opere letterarie dedicate a Caterina Segurana; mi limito solo a quelle che conosco direttamente (se qualche lettore fosse a conoscenza di altre opere, così come di Caterina Segurana soggetto nelle arti figurative, lo ringrazio sin da ora per eventuali segnalazioni che entreranno in future edizioni ampliate di questo saggio). Caterina Segurana viene nominata in poesie in lingua italiana di autori nizzardi dell’Ottocento (Luigi Andrioli, Francesco Barberis, Giuseppe Bianchi), da cui si evince che la lavandaia era considerata il simbolo del valore e del patriottismo nizzardo per antonomasia. Luigi Andrioli2 dedicò alla Segurana un intero poema in lingua italiana, pubblicato in prima edizione a Nizza nel 1806 e in seconda edizione - accresciuta di note e documenti - a Torino nel 1827. Militare di carriera nell’esercito sardo, si può bene immaginare quali fossero i sentimenti che lo spinsero a scrivere.
Opera postuma, anch’essa ricolma di spirito patriottico, quella dello scrittore bilingue (italiano e francese) Giuseppe Dabray3, intitolata “Montfort et Ségurane au siége de Nice ou le triomphe des femmes”. Il poema venne pubblicato nel 1876 a cura del figlio Serafino. L’autore fu molto prolifico sia in francese che in italiano, e tradusse anche il Tasso e l’Ariosto in francese.
Giovanni Battista Toselli, illustre storico nizzardo, pubblicò, rispettivamente nel 1879 e nel 1880, un melodramma in due parti, destinato a raccogliere fondi per l’erezione di un monumento all’eroina nizzarda, e un dramma storico in cinque atti e dieci quadri, ambedue dal titolo “Catherine Sègurane ou le siége de Nice en 1543”. Il Toselli, di sentimenti italianissimi, scrisse per lo più in francese, nella speranza - ahimè quasi sempre vana - che i nuovi concittadini, venuti sempre più nu-merosi d’Oltrevaro, prendessero confidenza con le tradizioni e la storia della città e potessero così amarle e comprenderle.
Tommaso Bensa scrisse in francese un poema epico dedicato alla Segurana, che fu parzialmente pubblicato dal 1898 sulla rivista "Nice Historique".
Un francese che dimostrò una certa sensibilità fu lo scrittore e regista Charles Roger Dessort, che nel 1932 pubblicò un romanzo sulla Segurana, significativamente dedicato al reduce garibaldino (del 1870) Menica (Francesco Domenico) Ron-delly, fondatore del "Comitato delle Tradizioni Nizzarde" e au-tore dell’inno della città “Nissa la Bella”.
Dimostra di conoscere assai bene la storia nizzarda anche la scrittrice Géraldine, che in seconda edizione, nel 1937, pubblica il romanzo protofemminista “Une amazone - Catherine Ségurane”, la cui prima edizione dovrebbe risalire al 1932 - 1933. Non sono riuscito a risalire al vero nome della scrittrice, che comunque non doveva essere nizzarda.
Un altro melodramma (testo di Jacques Barjac, musica di Mario Messmer) dedicato alla Segurana, in tre atti, esce nel 1966 ed è fortemente intriso di spirito particolarista nizzardo; s’intuisce che l’autore del testo vorrebbe comunque inviare un certo segnale “politico”.
Un altro romanzo storico, dovuto alla penna di Françoise Scoffier, viene pubblicato a Nizza nel 1999. Numerose poi sono le poesie e gli scritti d’occasione in nizzardo, francese ed italiano; il solo elencarli tutti finirebbe col mettere a dura pro-va la pazienza del lettore.
Senza voler accettare in tutto e per tutto grossolane semplificazioni (la storia di Nizza è tutt’altro che semplice, così come quella di gran parte delle terre di confine), si può dire che Caterina Segurana sia stata disprezzata dai nizzardi infranciosati ed amata dai particolaristi nizzardi e dai nizzardi italofili, e talvolta è stata usata anche come simbolo politico.
A Nizza, poi, è meraviglioso il corteo del carnevale: chi ha avuto il piacere di vederlo una volta, non lo dimentica più. Lasciò il segno il corteo del 1875, che vide la vittoria del carro raffigurante Caterina Segurana e l’episodio che la vide protagonista. La folla andò in visibilio per questo carro, che ottenne il primo premio, mentre i francofili masticarono amaro e, poco tempo dopo, iniziò una battaglia politica e una campagna diffamatoria contro i “separatisti”, ovviamente ispiratori del carro, che costrinse quasi tutti i nizzardi italofili che facevano parte del comitato per i festeggiamenti carnevaleschi a rassegnare le dimissioni: Caterina perse, questa volta, la battaglia contro i francesi…
Nel 1914 l’allora sindaco di Nizza, dimostrando un’ignoranza storica senza pari, trasformò la Segurana in simbolo… antitedesco confondendo il Barbarossa ottomano con l’imperatore Barbarossa!
Nel 2000 uscì, con lo pseudonimo di Catherine Ségurane, un pamphlet politico dal titolo “Nice l’Aigle déplumé”, il cui autore è tuttora sconosciuto. Il libro, scritto tra l’ironico e il satirico, denuncia il malessere della città, che si vede sempre più colpita nella propria anima. L’eliminazione dalla vita po-litica di Jacques Médecin, sindaco figlio di un altro grande sindaco, Jouan, evidenziò la debolezza della nizzardità nei confronti di Parigi. I Médecin erano tutt’altro che italofili, ma sapevano difendere molto bene il particolarismo nizzardo. Una leggenda metropolitana (leggenda fino ad un certo punto…) vuole che non potesse diventare assessore municipale chi non fosse discendente di nizzardi pre-annessione e che le riunioni di giunta si svolgessero in nizzardo… Sta di fatto che oggi il centro storico di Nizza è abitato prevalentemente da nizzardi, e non dalla variopinta umanità proveniente da tutti gli angoli del globo, che caratterizza, per esempio, il centro storico di Genova…
Il pamphlet della Segurana moderna aveva dato voce al disagio nizzardo e non rimase senza seguito: dopo la sua pubblicazione iniziarono a costituirsi gruppi politici decisamente antifrancesi, tra cui vale la pena di ricordare, almeno, la “Lega per la Restaurazione delle Libertà Nizzarde” (LRLN), distintasi negli ultimi anni anche per un’attività culturale ed editoriale di ottimo livello, pubblicando i suoi testi presso la medesima casa editrice che aveva pubblicato il pamphlet della Segurana.
Recentemente la Segurana è stata rivalutata come simbolo antislamico da un gruppuscolo dell’estrema destra francese che opera a Nizza: questi peggiori figli del peggior sciovinismo gallico dimenticano (o fanno finta di dimenticare) che Catarina, come si dice in nizzardo, combatté contro i turchi alleati dei francesi, non contro l’Islam!
Se andate a Nizza, proprio di fronte alla chiesa di Sant’Agostino, ove fu battezzato Garibaldi, potrete vedere, su quello che resta dell’antico bastione Sincaire, la stele commemorativa eretta nel 1923 a Caterina Segurana con le iscrizioni in nizzardo, mentre nel centro storico di Nizza, nella vecchia Via Dritta, una palla di cannone sporge da un muro, ed una scritta in nizzardo ricorda che (per un italiano non c’è bisogno di traduzione) si tratta di un:
BOULET TIRAT PER LA FLOTA TURCA EN 1543 A L’ASSEDI DE NISSA DOUN SI DESTINGUET CATARINA SEGURANA L’EROUINA NISSARDA.
A Roma a Caterina Segurana è dedicata una via e, se non sbaglio, anche la scuola elementare che in quella via ha sede. Non facciamo morire il ricordo dell’umile lavandaia che salvò la propria città mostrando coraggio e valore degni del più illustre guerriero.
ACHILLE RAGAZZONI

Note:

1 La marachella fu scoperta da Eugenio Cais di Pierlas, che pubblicò il manoscritto in questione; il Durante attribuisce alla Segurana fi-nanco un anno di nascita, il 1506, ed asserisce che la donna avrebbe partecipato anche alla successiva difesa del castello, mentre il busto le sarebbe stato dedicato già nel 1544.
2Luigi Andrioli (Nizza 1766 - Torino 1838) fu militare e scrittore. Oltre al poema epico intitolato “Segurana”, Andrioli fu autore di liriche politiche, morali e giocose e degli “Annali Militari dei Reali di Savoia” (1826).

3 Nizza 1786 - 1855.

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